IL piacere di leggere

sono libri, leggici dentro fin che puoi (Cesare Pavese)

"La primavera del lupo" libro “Jazz”. Nel romanzo i punti di vista scelti da Molesini sono due: il raccontare di Pietro si avvicina all’improvvisazione di un sax, non conosce limiti di partitura, se ne va libero; la narrazione di suor Elvira invece è poetica, fluida e profonda. La storia narra un’avvincente fuga per mari e per boschi, ma è anche un viaggio d’intensa meditazione sui perché dell’assurdo mondo dell’odio razzista e dell’impossibilità di presentarlo agli occhi di chi ne è braccato. Nel libro vengono contemplate quattro immensità: L’amore, l’infanzia il linguaggio e la notte.
Tutto comincia nel convento di San Francesco del Deserto, una piccola isola al centro della laguna di Venezia, nel marzo del 1945. Da questo rifugio sicuro, all’improvviso, un gruppo di persone diversissime tra loro è costretto a scappare: due bambini di opposta indole ed educazione, Pietro e il suo amico Dario; le due anziane sorelle Jesi, Maurizia e Ada; una suora, bella e dai modi sospetti, che scrive un diario schietto e si alterna nel racconto con la voce di Pietro. Braccato dai nazisti il gruppo è aiutato da un pescatore avventuroso, una specie di Caronte, capace di solcare la laguna tra rastrellamenti e intimidazioni. Nei risvolti tragici dell’avventura, si unisce ai fuggiaschi un disertore tedesco, che custodisce un segreto pericoloso: il suo agire brusco e terribile cambierà il destino di tutti.
Un romanzo di grande delicatezza, capace di commuovere e divertire qualsiasi lettore, su una pagina dolente della nostra storia.


E’ di cipria e di ferro la paura, e ha l’odore del piscio e della terra bagnata. Una cipria che scivola giù, nello stomaco, e lì fa uno sconquasso, e fai fatica anche a pensare, che quando i dieci li hai compiuti da un pezzo dovrebbe essere una cosa semplice.


Estratto:

A me mi piace Lirlandese. Ma adesso ho paura lo stesso. Se quel dito giallo di luce ci prende allora ci sparano. Per fortuna adesso non c’è nemmeno una stella. Si vede che le nuvole sono tante e tutte nere. Appoggio l’orecchio ai paglioli. Il suono dell’acqua che ci passa sotto mi fa sentire bene, non può succedermi niente di brutto finché questo suono è con me.
Io lo so che la magia non esiste, è una cosa che c’è solo nelle fiabe. Però ci sono delle cose  delle persone che sono magiche per davvero. Io ne conosco due: l’acqua e Lirlandese. E forse tre, perché anche frate Ernesto qualche volta è un po’ magico, anche se adesso dorme svenuto. Sento il suo respiro. E sento Mauriziada che singhiozza nel buio, piano, per non farsi sentire, ma io le sento che cercano di non respirare, hanno molta più paura di me, e questo però mi aiuta e mi faccio forza perché non sono un ino, io. Tocco la faccia di Dario, e lui mi prende la mano e me la stringe. Bene. Se adesso moriamo almeno ci siamo detti ciao. Non è bello andarsene nella morte senza salutare nessuno, come ha fatto mia mamma. Anche se io lo so che qualche volta non c’è tempo perché la morte fa quello che vuole lei.
Io non ho paura della morte, però ho paura del male. (...)

20 Marzo, Martedì

Quest'abito mi sta stretto, sempre più stretto. E questa guerra pure, questa guerra che mi costringe a camuffarmi così. Di mio sarei schietta e sfrontata, e mi ritrovo a fare la suora! Perché la guerra è temere che ogni minuto sia il tuo ultimo minuto. Una bomba, un caccia che mitraglia, la soffiata di qualcuno che credevi un amico, ed è fatta.
Oggi è il secondo giorno della nostra fuga. Non so se ce ne sarà un terzo. Ma so che qualsiasi prova il destino ci riservi io voglio essere all'altezza. Lo debbo a quelli che mi hanno voluto bene e non ci sono più. Non sono sicura di essere qui per proteggere i bambini o per aiutare le sorelle Jesi, che pure sono sempre state generose con me.
Penso sempre più spesso a mio fratello, e oggi più di prima, anche se non so il perché. Chissà dove si nasconde. Spero che trovi riparo, che la fortuna non l'abbandoni.
Ma quanto durerà tutto questo, l'incertezza, e la paura che tutto contamina? Niente dura, lo so, a sentire Radio Londra non dovrebbe mancare molto. Ma quel che è duro da sopportare dura sempre troppo...

(...)
Karl parla guardando le fiamme...Avevo paura del lupi finché un giorno non me ne sono trovato uno davanti, avevo dodici anni...Siamo rimasti immobili, io e il lupo, ha detto Karl, non so per quanto tempo, io guardavo il lupo, mi tremavano le gambe, e il lupo guardava me, scolpito nel ghiaccio del mattino. Poi il lupo, all'improvviso, mi ha sorriso... mi ha mostrato i denti... ma non era una minaccia... se lo fosse stata avrei capito... certe cose anche un bambino, anzi un bambino soprattutto, le sente, eccome se le sente...
E quando il lupo mi ha sorriso io ho capito, ha continuato Karl. Ho capito che il mio destino sarebbe stato come il suo, un animale nobile e forte che si mette a rovistare tra i rifiuti in cerca di un ratto o un topolino. E scoppiai a piangere. Allora arrivò la mia balia, pensava che piangessi per paura del lupo perché stava a dieci passi da me. E gridò, gridò con quanta voce aveva, e il lupo, senza fretta, se ne andò.
Cara balia, credeva che avessi paura di quei denti, ma non ero più un bambino, in quella bestia avevo visto la nobiltà sconfitta e umiliata.

(...)
E adesso sono triste anche se la mia zuppa non scotta più e me la mangio con questo pane buono. Perché delle volte la tristezza viene che non te l’aspetti, e così penso a Mauriziada, penso a Lirlandese, penso a frate Ernesto. Loro sono là fuori che camminano nel bosco sotto la pioggia, forse parlano con i lupi, forse parlano con le faine, dormono nella tana delle volpi e sono contenti che io e Dario stiamo al caldo di un fuoco, nella baita, con la zuppa. Sono fatti di gocce, i morti, e si vestono con gli aghi di pino, borbottano con le civette, entrano nei sogni per ridere e piangere con noi, di noi, dell’aria, dei gufi, delle cose che brillano come le pietre preziose, le stelle e tutto l’oro della luna. Siete voi, Mauriziada frate Ernesto Lirlandese, quelli che mi fido per davvero. Voi che non sento più le vostre voci quando c’è la paura e c’è che si scappa. Voi che di notte siete la pioggia che cade, le stelle che se allungo la mano vanno più in là, voi che di notte siete il mio lupo e una musica che si allontana.

Andrea Molesini, La primavera del lupo - In copertina Olio su tela di Edvard Munch, 1903 (particolare)
20 Marzo, Martedì

Quest'abito mi sta stretto, sempre più stretto. E questa guerra pure, questa guerra che mi costringe a camuffarmi così. Di mio sarei schietta e sfrontata, e mi ritrovo a fare la suora! Perché la guerra è temere che che ogni minuto sia l'ultimo minuto. Una bomba, un caccia che mitraglia, la soffiata di qualcuno che credevi amico, ed è fatta.
Oggi è il secondo giorno della nostra fuga. Non so se ce ne sarà un terzo. Ma so se qualsiasi prova il destino ci riservi io voglio essere all'altezza.
20 Marzo, Martedì

Quest'abito mi sta stretto, sempre più stretto. E questa guerra pure, questa guerra che mi costringe a camuffarmi così. Di mio sarei schietta e sfrontata, e mi ritrovo a fare la suora! Perché la guerra è temere che che ogni minuto sia l'ultimo minuto. Una bomba, un caccia che mitraglia, la soffiata di qualcuno che credevi amico, ed è fatta.
Oggi è il secondo giorno della nostra fuga. Non so se ce ne sarà un terzo. Ma so se qualsiasi prova il destino ci riservi io voglio essere all'altezza.
La_primavera_del_lupo/Andrea_Molesini

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