IL piacere di leggere

sono libri, leggici dentro fin che puoi (Cesare Pavese)

Alice Munro - Il percorso dell'amore
Il percorso dell'amore è  una raccolta di racconti, una delle ultime della scrittrice. Prende il titolo dall'ultimo racconto, un frammento della biografia della matematica Sophia Kovalevski. Come sempre, la scrittura della Munro cattura e  inchioda il lettore alla pagina,  nei suoi racconti spesso troviamo lo slancio della straordinarietà.
Nelle varie narrazioni che compongono il romanzo la costante è lo scorrere del tempo. Le storie dei protagonisti vengono raccontate in piani temporali diversi ed è molto intrigante vedere come possano evolvere sia i fatti, che la psicologia dei personaggi.

Il libro, pubblicato per la prima volta in Canada nel lontano 1985, ha avuto subito un grande successo, tanto da far vincere l’anno successivo all’autrice, per la terza volta, il Govenore General’s Award, il premio letterario canadese più importante.

Alice Munro anche in questi racconti parla della sua terra, nella zona dell’Ontario, nei pressi della città di Ottawa. E anche il contesto è quello di sempre: il periodo fra le due guerre, fino agli anni ’70. Una parentesi temporale molto interessante da descrivere perché i cambiamenti e le rivoluzioni dei costumi in quegli anni sono stati tanti e soprattutto radicali. In maggior misura sulla pelle delle donne. E la narrazione della vita delle protagoniste, di questi racconti, vale di più di un trattato sociologico. Ci sono storie di donne forti, magari nate in campagna da modeste famiglie di contadini che riescono poi a emanciparsi e a diventare autonome, indipendenti e moderne.

Scorrendo le pagine si intuisce che l’autrice abbia una predilezione per le sue protagoniste femminili, ma anche i suoi giudizi di merito sugli uomini sono sempre intriganti e, a volte, argutamente ironici. Come nel racconto intitolato Il lichene, dove un ex marito un attempato confida all’ ex moglie, oramai diventata solo una vecchia amica, la sua palpitante passione per la giovane amante. Arrivando addirittura a mostrarle una foto molto intima della ragazza.







L’odio è sempre un peccato, 
mi diceva mia madre. 
Tienilo a mente.
Una sola goccia d’odio nell’anima 
si può diffondere 
e macchiare tutto il resto 
come una goccia d’inchiostro 
nel latte.
L’immagine mi colpì 
e avrei voluto fare la prova, 
ma sapevo di non dover sprecare 
il latte.


Lichene:

Ora invece dice: - Ho conosciuto un'altra. Non l'ho an­cora detto a Catherine. Secondo te l'ha capito? Io credo di sí. Credo che se lo senta.

E appoggiato al ripiano della cucina, e guarda Stella in­tenta a sbucciare le mele. Infila una mano nella tasca inter­na della giacca e, senza lasciare a Stella il tempo di disto­gliere lo sguardo, le mette sotto il naso una foto scattata con la polaroid.

- Ecco la mia nuova ragazza, - dice.

- Sembra un lichene, - commenta Stella, interrompendo il gesto del coltello. - Solo che è un po' troppo scuro. Mi ri­corda del muschio su un sasso. (...)

Stella gli diceva sempre che a lui l'amore non interessava. - E nemmeno il sesso, peraltro. Io sono convinta che a te del sesso non importi niente, David. Secondo me, ti importa una cosa sola: comportarti da gran canaglia.

Il vero amore: vale a dire continuare a vivere con Stella, oppure sistemarsi definitivamente con Catherine. (...)

Era curioso, il modo in cui si dicevano queste cose. Un tempo si scambiavano battute amare e cattive e fingevano, pronunciandole, di trovarle vagamente spassose, sincere, qua­si cordiali. Adesso il tono fasullo di allora si è depositato sul fondo, insinuandosi negli interstizi di ogni sentimento acu­to, perciò l'amarezza, sebbene identica, risulta stantia, for­male, superflua.

<>Piú o meno una settimana dopo, mentre riordina il sog­giorno per una riunione della Società storica che si svolgerà a casa sua, Stella trova la fotografia, quella scattata con la po­laroid. David gliel'ha lasciata alla fine - nascondendola, an­che se non molto bene, dietro le tende in un angolo della fi­nestra lunga, il punto in cui ci si deve mettere per riuscire a vedere il faro.
A furia di stare al sole è sbiadita, ovviamente. Stella si fer­ma a guardarla, con lo straccio della polvere in mano. La gior­nata è bellissima. Le finestre sono aperte, la casa piacevol­mente in ordine, e una gustosa zuppa di pesce sobbolle sul fornello. Stella si accorge che il pelo nero della foto è scolo­rito in grigio. Un grigio fra l'azzurro e il verdastro. Le torna in mente quello che ha detto vedendola per la prima volta. Ha detto che era un lichene. Anzi, no, che sembrava un li­chene. Ma aveva capito subito che cos'era. Adesso le pare addirittura di averlo saputo da quando David aveva infilato la mano dentro la tasca. Aveva sentito la vecchia caverna ria­prirsi dentro di sé. Ma aveva tenuto duro. Aveva detto: «Li­chene» E ora, guarda, le sue parole sono diventate realtà. Il contorno del seno è svanito. Impossibile riconoscere in quel­le un paio di gambe. Il nero è diventato grigio, la tinta arida e tenue di un vegetale misteriosamente nutrito dalle rocce.

Colpa di David. L'ha lasciata lí al sole.

Le parole di Stella sono diventate realtà. Questo pensiero le tornerà spesso in mente: una sospensione inattesa, un man­camento improvviso del cuore, una breve fitta ribelle nel flui­re di giorni e notti che lei ininterrottamente manda avanti.



"Il percorso dell'amore", Alice Munro - traduzione di Susanna Basso e Silvia Pareschi



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