IL piacere di leggere

sono libri, leggici dentro fin che puoi (Cesare Pavese)

Beppe Fenoglio - Il partigiano Johnny Definito da Italo Cavino "Il libro dei libri" sulla guerra.
“Il partigiano Johnny" è, indubbiamente, il libro più importante del ciclo fenogliano,  uno dei più straordinari che abbiamo per rappresentare un’intera epoca. E' considerato dalla critica il più antieroico ed originale romanzo sulla Resistenza, presentata nei suoi aspetti più singolari ed anticonformisti. Difficile classificarlo in un genere letterario, perché si presenta sia come romanzo di formazione sia come cronaca storica degli anni della guerra.  Fenoglio narra l’esperienza di un ragazzo che lascia la famiglia per contribuire alla Resistenza. Il giovane Johnny, studente di letteratura inglese, di Alba, dopo essere stato per un breve periodo nascosto per sfuggire alla chiamata alle armi decide di unirsi ai partigiani. La prima banda che incontra è una banda di partigiani"rossi". Johnny non si riconosce nei loro ideali, ma si unisce lo stesso a loro, perché ciò che gli preme è lottare. Partecipa ad azioni di guerriglia, a requisizioni, la cosa che colpisce è che non ci sono mai né vere vittorie né vere sconfitte. Ci sono morti, anche di partigiani vicini a Johnny. Infine Johnny lascia i "rossi" per unirsi ai partigiani "azzurri" comandati dal mitico Nord. Questi sono i partigiani armati e riforniti dagli alleati, anche se in  verità alla sua  banda  arriverà poco e niente. In questo libro ritroviamo Fenoglio stesso: la sua passione per la letteratura inglese, la sua sensibilità, la sua forza, la sua curiosità, il suo dolore, la sua bellezza.

Da leggere



la notte era un oceano. Un vento polare
dai rittani di sinistra spazzava la sua strada,
obbligandolo a resistergli con ogni forza per
non essere catapultato nel fossato di destra.
Tutto insieme, anche la morsa del freddo e la
furia del vento e la cecità della notte, concorsero
ad affondarlo in un altogridante orgoglio.
- Io sono il passero che non cascherà mai!
Io sono l’unico passero! -


Estratto
Johnny stava osservando la sua città dalla finestra della villetta collinare che la sua famiglia s’era precipitata ad affittargli per imboscarlo dopo il suo imprevisto, insperato rientro dalla lontana, tragica Roma fra le settemplici maglie tedesche. Lo spettacolo dell’8 settembre locale, la resa di una caserma con dentro un intero reggimento davanti a due autoblindo tedesche not entirely manned, la deportazione in Germania in vagoni piombati avevano tutti convinto, familiari ed hangers-on, che Johnny non sarebbe mai tornato; nella più felice delle ipotesi stava viaggiando per la Germania in uno di quei medesimi vagoni piombati, partito da una qualsiasi stazione dell’Italia centrale. Aleggiava da sempre intorno a Johnny una vaga, gratuita, ma pleased and pleasing reputazione d'impraticità, di testa fra le nubi, di letteratura in vita... Johnny invece era irrotto in casa di primissima mattina, passando come una lurida ventata fra lo svenimento di sua madre e la scultorea stupefazione del padre. (Incipit)

[...]

Partì verso le somme colline, la terra ancestrale che l’avrebbe aiutato nel suo immoto possibile, nel vortice del vento nero, sentendo com’è grande un uomo quando è nella sua normale dimensione umana. E nel momento in cui partì, si sentì investito- nor death itself would have been divestiture- in nome dell’autentico popolo d’Italia, ad opporsi in ogni modo al fascismo, a giudicare ed eseguire, a decidere militarmente e civilmente. Era inebriante tanta somma di potere, ma infinitamente più inebriante l coscienza dell’usi legittimo che ne avrebbe fatto.
Ed anche fisicamente non era mai stato così uomo, piegava erculeo il vento e la terra. [...]
Johnny si appoggiò contro un pilastro del portico e il mugnaio venne a domandandargli a che stesse pensando “ Ah, quanto sono fortunato, quanto sono fortunato”. Fino ad allora la fortuna aveva fatto sì che egli non si inserisse in quella geometricità. Era anche lui andato e si era
fermato, stato qui e là, dormito e vegliato, inconsciamente scelto quella strada e quell’ora piuttosto che un’altra, tutto come Ivan e Luis, esattamente come tutti gli altri morti dell’inverno e dello sbandamento. Bene, il mortale insetto aveva appena aleggiato sul loro capo e li aveva pungiglionati a morte.., loro.
“Sei davvero fortunato, Johnny, se immeritamente non so.Ma tu sei abbastanza intelligente da capire che anche la fortuna si consuma. Questo è appunto il succo del discorsetto che ti dissi.
Ma non qui, per riguardo alla salute dei polmoni. Scendi al mio mulino e chiamati dietro la cagna”. La cucina del mulino era il locale più caldo in cui Johnny ricordasse d’esser entrato mai, le donne stavano preparando cena, calavano belle, seriche lasagne in un ricco, denso brodo. E subitola cagna si avventò ad insidiare la tavola, con sommo dispetto della mugnaia.
Era magra e lagnosa, l’opposta del marito. I due uomini sedettero posando i piedi sulla mensola della stufa, la neve friggendo e sfumando subito via.”Io sono ignorante, d’accordo, — cominciò il mugnaio, — e poiché abbiamo un po’ di tempo cercherò di spiegarti perché e quanto sono ignorante. Io nacqui nell’ignoranza e ci restai allevato fino da bambino. Ma da ragazzo non ci volli rimanere, come ci restano invece tutti quelli nati e vissuti su queste alte colline, ma ci lottai contro, mi rivoltai e ci lottai contro e ancora ci lotto. Mi basti dirti che pur occupato in questo mestieraccio e vivendo in questi posti selvaggi, io non ho mai mancato di leggermi tutti i giorni il giornale, naturalmente fin quando la corriera ha funzionato e il servìzio postale. Ogni volta rileggevo tre volte lo stesso foglio, per ricavare idee sugli uomini e sui fatti e sul mondo”. Qui scoccò un’occhiata polemica e provocativa alla moglie. “ Per dirti che sono uomo di buon senso nei miei limiti e tu devi pesare e considerare di conseguenza le mie presenti parole che, oltre tutto, vengono proprio dal cuore”.Johnny era in assoluta vacuità mentale, praticamente sordo, tutto stemperato in quell’alta temperatura e nell’aroma di quella ricca minestra. “ “Stanno facendovi cascare come passeri dal ramo.E tu, Johnny, sei l’ultimo passero su questi nostri rami, non è vero? Tu stesso ammetti d’aver avuto fortuna sino ad oggi ma la ma la fortuna si consuma, e sarà certamente consumata avanti il 31 gennaio.
Perché dunque stare ancora in giro, in divisa e con le armi, digiunando e battendo i denti? Sembrerebbe che tu lo voglia, che tu ti ci prepari a quel loro colpo di caccia “. Giunse compostamente le sue potenti mani. “ Da’ retta a me, Johnny. La tua parte l’hai fatta e la tua coscienza è senz’altro a posto. Dunque smetti tutto e scendi in pianura. Non per consegnarti, Dio vieti, e poi è troppo tardi. Ma scendi e un ragazzo come te avrà certamente parenti e amici che lo nascondano. Un nascondiglio dove stare fino a guerra finita,soltanto mangiare e dormire e godersi il calduccio e... — ridacchiò e abbassò la voce: — e ricevere la visita ogni tanto di qualche tua amica di fiducia, l’unica a conoscere il tuo indirizzo”.
La moglie, con in mano tutti gli arnesi da cucina, li sorvegliava di sbieco, Johnny e il marito, con un’irosa disapprovazione contenuta, certamente stava dentro sé improperando il suo uomo. Johnny le seguiva il pensiero come le si scrivesse in fronte. «Che diavolo sta blaterando quell’idiota di mio marito, senza pesar le parole e senza che nessuno gliel’abbia chiesto e glielo ci inviti. Questi ragazzacci armati non si sa mai come reagiscono. Al diavolo l’idiota di mio marito e l’odioso giovinastro armato che si è tirato in casa”. Johnny le fece l’ombra di un sorriso, perché stesse tranquilla e quieta, ma il sorriso atterrò sul naso del mugnaio che gli restituì il sorriso al suo profilantesi successo e riprese con più rotonda eloquenza.
“ Vedo che afferri il punto. A che servirebbe, d’altronde? Lo sai meglio di me, sebbene io non perda una trasmissione di Radio Londra, una che è una. Gli alleati sono fermi in Toscana, con la neve al ginocchio e questa situazione permette ai fascisti di farvi cascar tutti come passeri dal ramo, come ho detto prima. Al disgelo gli alleati si muoveranno e allora daranno il gran colpo, quello buono. E vinceranno senza voi. Non ti offendere, ma voi partigiani siete di gran lunga la parte meno importante in tutto il gioco, converrai con me. E allora perché crepare in attesa di una vittoria che verrà lo stesso, senza e all’infuori di voi!”
L’uomo parlava col cuore, indubbiamente, e forse voleva risparmiarsi la pena, non già la fatica, di maneggiar lui Johnny come oggi aveva maneggiato Ivan e Luis. E stasera alla sepoltura sarebbe certamente stato dei più attivi e preziosi. Cosi gli sorrise soltanto e si alzò, chiamando la cagna. L’uomo lo segui alla porta con massiccio orgasmo. “ Che mi dici, Johnny?” — Johnny alzò il catenaccio. “ Mi sono impegnato a dir di no fino in fondo, e questa sarebbe una maniera di dir sì” “ No che non lo è!” — gridò il mugnaio.
”Lo è, lo è una maniera di dir di sì.”
Dietro la porta la gelida notte attendeva come una belva all’agguato e la cagna gli sbatté grevemente fra le gambe. “Fa’ almeno un boccone di cena con noi, — disse il mugnaio, ma Johnny era già affogato nella tenebra.
Un vento polare dai ritani di sinistra spazzava la sua strada, obbligandolo a resistere con ogni sua forza per non esser rovesciato nel fosso a destra. Tutto, anche la morsa del freddo, la furia del vento e la voragine della notte, tutto concorse ad affondarlo in un sonoro orgoglio. “Io sono il passero che non cascherà mai. Io sono quell’unico passero!” ma tosto se ne pentì e soberized, come gli parve di vedere in un cerchio di luce diurna le grige, petree guance di Ivan e Luis disserrarsi appena percettibilmente in un mitemente critico, knowing, sorrisetto. Allora urlò alla lupa di sbrigarsi, che sportivamente errabondava in quell’inferno notturno e puntò avanti, quasi piegato in due, agli atomi di luce che costellavano la nera massa della Langa. La padrona sapeva il fatto da ore e guardò tetramente e in silenzio la cagna fumante. “ Nessuno l’ha vista” mentì Johnny. “ So quel che rimuginate. Serrano, serrano, e la prossima volta sarà la mia. Non vi affannate, vado a dormire lontano e domani mi terrò al largo per tutto il giorno.
Mettete la cagna a catena e cercate di addormentarvi.

Beppe Fenoglio, "Il partigiano Johnny" - Einaudi.

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