IL piacere di leggere

sono libri, leggici dentro fin che puoi (Cesare Pavese)

Etty Hillesiumho acquisito qualche merito eterno nei confronti dell’umanità: non ho mai scritto un cattivo libro, e non ho il rimorso di aver aggiunto un altro infelice a quelli che già vivono su questa terra.

Etty Hillesum



Esther Hillesum, meglio nota come Etty, nacque a Middelburg, nei Paesi Bassi, il 15 gennaio 1914 da genitori ebrei.
Il padre Levi (Louis), originario di Amsterdam, insegnava lingue classiche; la madre Rebecca Bernstein, di origine russa, arrivò ad Amsterdam il 18 febbraio 1907 per sfuggire a un pogrom (si travestì da militare per cercare la salvezza). La coppia ebbe oltre a Etty due figli maschi: Mischa e Jaap, di qualche anno più giovani di lei. Con la sua famiglia Etty seguì gli spostamenti del padre. Abitò a Tiel, a Winschoten e nel 1924 a Deventer, dove trascorse l’adolescenza.
Laureatasi in Giurisprudenza all’Università di Amsterdam, si iscrisse anche alla facoltà di Lingue Slave e all’inizio della guerra si interessò alla psicologia junghiana.
I suoi studi furono interrotti a causa della guerra. Nel 1942, impiegata come dattilografa presso una sezione del Consiglio Ebraico, ebbe la possibilità di salvarsi dalle persecuzioni naziste, ma decise di condividere la sorte del suo popolo. Lavorò in seguito nel campo di transito di Westerbork come assistente sociale.
I genitori e i fratelli Mischa e Jaap furono internati tutti nel campo olandese di transito di Westerbork. Il 7 settembre 1943 tutta la famiglia, tranne Jaap, fu deportata nel campo di sterminio di Auschwitz. Mentre lei, i genitori e il fratello Mischa morirono dopo poco tempo dal loro arrivo, l’altro fratello, Jaap, perse la vita a Lubben, in Germania, dopo la liberazione, il 17 aprile 1945, durante il viaggio di ritorno in Olanda. Etty morì il 30 novembre 1943. Il diario, resoconto degli ultimi due anni della sua vita, fu scritto ad Amsterdam tra il 1941 e il 1943, probabilmente su indicazione dello psico-chirologo ebreo-tedesco Julius di cui fu inizialmente paziente e con il quale ebbe un forte legame (lo cita spesso nei suoi scritti chiamandolo semplicemente “S.”). Il suo diario venne pubblicato nel 1981.



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